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LA CATTURA DEL GORILLA BIANCO

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IL GORILLA BIANCO è morto. Oramai lo sanno tutti. Ne hanno parlato tutti i telegiornali e i settimanali illustrati del mondo riaffermando che COPITO è stato il gorilla più famoso del mondo. Questa la stilizzazione della storia ufficiale di COPITO riportata nel sito dello ZOO di BARCELLONA, suo teatro e sua prigione per più di trentanni:
"COPITO DE NIEVE, illustre rappresentante della fauna della Guinea nello zoo di Barcellona. Copito, venne trovato in maniera accidentale nella selva di NKO, provincia del Rio Muni, antica Guinea Spagnola attulamente Guinera Equatoriale.
Nel momento della sua cattura Copito pesava 8,75 Kg e si calcolò avesse circa due o tre anni.
Il suo primo nome fu 'Nfumu-Ngui', che significa Girilla Bianco nella lingua dei Fang. Copito arrivato a Barcellona, visse un anno in casa del veterinario delo Zoo di Barcellona, Roman Luera, per permettergli un adattamento adeguato al nuovo ambiente. Il pittore Salvador Dalì ommaggiò Copito con un vestito da sposa e un grande pastello. Ndengue è il nome della femmina che divide condivide la vita con copito. Copito ha avuto 21 figli dei quali solo 6 sono sopravvissuti. Urko, Machinda, Ntao, Kena, Birung, Virunga. La dieta di Copito si compone di frutta, verdura, latte denaturato e yogurt. Attualmante é alto 1,63 cm e pesa 181 Km e si calcolo apossa avere circa 38 anni."
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Le notizie sulla cattura del piccolo animale sono discordanti. La versione ufficiale vuole che venisse trovato in braccio ad una gorilla femmina, sua madre, uccisa con una fucilata dentro una piantagione di banane. Uccisa perchè, in qualche modo nociva per la piantagione da un fattore di nome Benito Manè, preoccupato per il raccolto. In braccio all' animale morto venne trovato il piccolo, incredibile animaletto albino. Venduto per 200 dollari al conservatore dello ZOO di barcellona, Victor Sabater Pì.
Questo racconto ha qualcosa di strano e due sono le versioni che mi sono immaginato plausibili. Ho raccolto molto materiale sul gorilla.
La cosa che ho imparato, dai racconti di Dyane Fossey e di altri ricercatori è che, per catturare un piccolo di gorilla , a causa della loro forte coesione familiare, bisogna in qualche modo fare una vera strage. Decimare un branco composto da un capo, alcune femmine fertili , forse qualche altro individuo più giovane. Uccidere 4-7 animali adulti per sottrarre loro uno o due piccoli le cui possibilità di sopravvivenza a questo stress sono minime. Ma capisco anche che , presentare a dei visitatori domenicali di uno zoo, magari accompagnati da bambini, l'oggetto dell'osservazione come il supertite di una strage di una famiglia, non sia cosa proprio facile da digerire.
Potrebbe essere andata proprio così. I cacciatori, individuato un branco di gorilla decisero di vendere i piccoli. Decimarono il branco e provarono a vendere quel bizzarro e unico animale al ricercatore Catalano. Sabater Pì descrive il piccolo di gorilla che gli venne presentato come un gorillino rinchiuso in un cesto, con un morso di legno dentro la bocca, perchè non mordesse, disidratato e malconcio tanto da non credere nella possibilità di poterlo salvare.
La seconda possibilità, quella che io scelgo come letteraria , perciò vera nel mio racconto, parte dal dato della cattura del gorilla in braccio ad una madre solitaria. Ma perchè una madre si dovrebbe trovare da sola, lontana dalla protezione del gruppo? Ho immaginato il dramma che poteva aver preceduto la cattura di 'Nfumu-Ngui' Il piccolo Gorilla Bianco.
Ci sono documentati casi di infanticidio nei gruppi di gorilla. Morsi decisi di adulti al collo dei piccoli di 12-24 mesi, descrivono una volontà precisa di uccisione non casuale.
Può succedere quando l'equilibrio del gruppo viene messo in discussione dall'arrivo di un nuovo individiuo dominante. Per affermare la propria posizione sociale e mandare le femmine in estro senza aspettare il tempo dello svezzamento degli infanti, il nuovo capo decide di uccide i figli. E così comincia la storia del giovane gorilla, nato diverso, la piccola divinità protetta dalla madre anche dopo la cacciata del padre, avvenuta per mano di un giovane silverback solitario arrivato a esigere il suo tributo come nuovo capo del gruppo. La fuga fu la sola possibilità di salvezza per non sacrificare il piccolo tesoro, così diverso e così indifeso. E' per questo motivo che la madre di 'Nfumu-Ngui' si trovava da sola, nella piantagione di banane la mattina che una pallottola di piombo trapassò la sua ascella glabra per entrare nel polmone tranciare l'aorta , rimbalzare sulla clavicola e rimanere definitivamente imprigionata nel corpo scuro, senza vita.
Il piccolo, trovato addosso alla bestia morta venne sollevato per le braccia e gettato dentro un sacco nero. Come si fa con tutti gli animali selvatici. 'Nfumu-Ngui' sentiva l'odore della madre allontanarsi e non poteva che urlare e piangere.

scritto da Eltofo il 3 Dicembre 2003 alle 01:13
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COME HO INCONTRATO IL GORILLA BIANCO

come ho incontrato il gorilla bianco

copito

Il Gorilla Bianco sta morendo di cancro. Il viaggio al capezzale del magico MONO (scimmia) lo immagino come l'inizio della mia storia disegnata. E forse per questo motivo che scelgo un modo così poco pratico per raggiungere la città che da oltre trent' anni ospita il più incredibile dei primati. Copito de nieve, Fiocco di neve, appunto, o, come lo chiamarono sulle sponde del Rio Muni in Guinea Equatoriale il giorno della sua cattura nel 1967 'Nfangui' ovvero: iL gorilla Bianco.
Il viaggio si articola così. Parto ancora una volta dalla mia cittina, dalla stazione di Pordenone (quanto vorrei il prossimo romanzo non partisse da qua... ) in treno per arrivare prima a Milano , dove incontrerò Sara e poi assieme ancora in treno fino a Ganova dove, una nave, ci porterà direttamente dentro la città di Barcellona. da Genova a Barcellona in nave ci si mette un bel pò. Si parte alle 20 di sera e si arriva alle 3 del pomeriggio. Il modo migliore per raffreddare il caldo della contingenza di esistere.
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La prima volta che incontrai il Gorilla Bianco (e che la mia coscienza era viva), fu circa 15 anni fa quando, dovevo decidere che nome dare alla mia scuoletta di Fumetto che assieme ad altri appassionati, volevo piantare a Pordenone. C'era da scegliere un nome per la scuola e mi venne in aiuto la lettura , quasi casuale di un racconto di Italo Calvino contenuto nel libro PALOMAR. Il racconto si intitolava appunto IL GORILLA BIANCO e raccontava della visita del signor Palomar ad un incredibile gorilla albino ospite allo zoo di Barcellona. Questo animale suscitava nel signor Palomar una serie di riflessioni: la prima legata all' unicità del gorilla, alla sua non appartenza evidente a nessuna delle due possibili specie: ne un gorilla , ne un uomo. Un altra legata alla natura magica dell' animale la cui visione il signor Palomar paragona alla vista delle piramidi. Insomma un animale unico, reso unico da una diversità genetica, perciò un 'diverso', ne scimmia ne uomo. Un simbolo di quello che ho scoperto essere un appassionato di fumetti. E per questo motivo scelsi come nome del corso:- Corso di base di tecnica del fumetto IL GORILLA BIANCO-.
Ma il Gorilla Bianco appunto, come suggeriva Calvino esiste già dentro la stratificazione del nostro cervello attorno alle immagini della nostra evoluzione naturale. Un dio della natura, uno scherzo che collega la nostra figura aliena ad un mondo che abbiamo apparentemente combattuto e quasi sconfitto. La natura...Poi la mia ricerca su 'Nfungui' divenne più sistematica e imparai molto sulla meravigliosa storia del Gorilla di Barcellona.... vi racconterò ancora fra poco.
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scritto da Eltofo il 20 Novembre 2003 alle 14:09
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IL SOGNO DEL GORILLA BIANCO. (Titolo provvisorio di un nuovo romanzo a fumetti)

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Verso la metà di settembre, poco prima del concerto dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI in favore degli amici argentini a Tarcento (assieme agli Arbe Garbe) mi si avvicina una ragazza che con gli occhi preoccupati mi dice.:- Davide, sai che Copito stà male?!... me l'ha detto una mia amica spagnola. Sta per morire o forse è gia morto, non ho capito bene. So che a te piace...insomma sta male. Volevo dirtelo. - Copito sta male? Il gorilla dei miei desideri, l'Elvis Presley dei primati è moribondo?

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Sono mesi che preparo un libro che avrà come protagonista l'incredibile Copito. Ho sempre immaginato la sua come una storia esemplare. E questa probalile chiusura mi pare ancora più esemplare. Catturato in Africa 35 anni fa che aveva poco più di 2 anni, l'incredibile animale, è stato per anni un simbolo della Capitale catalana. Accolto da Salvador Dalì al suo arrivo nel lontano 1967 come un icona surrealista, tenuto in 'galera' per 35 anni, COPITO DE NEIVE o Floquet de Neu , offre oggi il suo ultimo spettacolo. Lo spettacolo della malattia.

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Se non bastava il fatto che un animale così unico fosse di persè uno specchio dell' uomo bianco, il suo nuovo stato lo ripropone , senza le difficili problematiche della ' detenzione forzata', come stettacolo direi 'sentimantale'. E nel tempo minimo di queste mie supponenti riflessioni, la comunicazione si insegue frenetica e la malattia del mio gorilla diventa argomento da telegiornale nazionale. - Il gorilla albino dello zoo di Barcellona ha un cancro alla pelle che presto lo ucciderà. La citta di Barcellona si stringe attorno al 'vecchio' gorilla per assisterlo nel suo ultimo viaggio.- Più o meno questa è la qualità della comunicazione che rimbalza dalla Spagna all'Italia. Cercavo un modo per cominciare il libro. E penso di averlo trovato. Andrò al capezzale del mio gorilla malato. Per assistera al suo ultimo spettacolo. Ci andrò in nave, partendo da Genova. Questo sarà l'inizio della mia nuova storia. Perciò il libro avrà una struttura simile a quella del mio ultimo 'Intervista A Pasolini' dove la storia è sostenuta da un diario di viaggio. Il mio. Partirò martedì 28 Ottobre. Con Sara, la telecamera e la testa piena di quello che conosco e di quello che non comprendo della vita di questo incredibile essere vivente. ...si parte.

scritto da Eltofo il 13 Novembre 2003 alle 12:03
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LA BELLA GIOVENTU'- 03 Mauro

LA BELLA GIOVENTU'- 03

Mauro Sabbadini è il mio angelo custode in questo viaggio a Buenos Aires.
E¹ un ragazzo bello , di origine friulana come il mone racconta, ma quando dico che è un angelo, non lo dico per esagerare. Ho pensato molto a che cosa fosse veramente Mauro. Mi dice Rominna, una sua buona amica, che Mauro ha una intelligenza superiore agli altri esseri umani. Ma non dice questo perché è quello che si dice solitamente delle persone intelligenti. Mauro ha veramente un intelligenza superiore alla media, lo dicono i medici che lo studiano da quando è bambino. E¹ la sua diversità. Oggi Mauro ha trent¹anni. Mi sono chiesto perché facesse quello che fa ( e poi vi racconto quello che fa), mi sono chiesto quale fosse il motivo psicologico , mi sono stupito dell¹ energia con la quale si muove e muove le cose e alla fine, ieri notte ho scoperto che cos¹è veramente Mauro. Non fa freddo in questa stagione a Buenos AiresŠla sera un po¹ di più ma la temperatura, almeno nel centro della città, non penso si sia abbassata sotto i 15 gradi. Avevo un appuntamento con Mauro, all¹incrocio di via Libertador e Bullrich io nei miei vestiti sudici da viaggiatore per caso in attesa della lavanderia e lui elegante come sempre, senza portafoglio, con un cappotto di lana, scuro. Praticamente un angelo di Win Wenders nell¹aspetto e nelle azioni. Uno di quelli che ti cambia la vita, di quelli che fanno incontrare le persone, che rendono speciali anche situazioni normali e quotidiane. Insomma Mauro è un angelo di quel tipo. Capace di bere quattro litri di birra in un ora e fumare tre pacchetti di sigarette al giorno. Fanatico della squadra del suo barrio (quartiere), i bianco-neri All-boy (squadra della serie B argentina), capace di costruire rapporti in pochi minuti. L¹altra sua enorme capacità è quella di farti parlare. Ti guarda con la sua faccetta attenta e tu, o chiunque altro sia il suo interlocutore, cominci a parlare Šinsomma Mauro è un angelo di questo tipo. Non ha dio al quale rispondere delle proprie azioni. Quello che gli piace di più è lavorare nei quartieri poveri della città per realizzare il suo sognoŠcambiare il mondoŠcambiare i rapporti sociali attraverso la cultura e l¹arte...il progetto di un angelo, è evidente.

Questo mi ha detto qualche giorno circa la guerra in IraqŠcirca il fatto che da questa parte del mondo la guerra appaia come un conflitto fra primo e terzo mondo.-

..un movimento di intellettuali negli anni 70, portato avanti soprattutto dal precedente presidente del Brasile prima di LULA ,Cardoso assieme ad altri, sono stati i creatori della teoria della dipendenza, secondo la quale tutti i paesi periferici dipendono in qualche maniera dai paesi centrali. E questa è una cosa semplice e conosciuta da tutti ma hanno dato una visione latinoamericana a questa teoria, portando avanti dei discorsi sul superamento di questa dipendenzaŠallora questa storia di primo mondo terzo mondo, paesi in via di sviluppo non è nuova. Anche durante la dittatura militare in Argentina (1976-1983) si diceva che l¹Argentina era un paese centrale, ma negli anni del governo di Menem, c,è stata quella coscienza , falsa, di essere parte di un'altra realtà sociale.

Questa è stata facilitata da due fattori, anzi, da molteplici fattoriŠ comunque
la privatizzazione dei beni dello stato ha prodotto molta disoccupazione e questi disoccupati sono stati indennizzati con una grande quantità di denaro che ha prodotto un momento di grande liquidità monetariaŠ e poi l¹uno a uno, la parità del pesos con il dollaro ha dato la possibilità agli argentini di andare, per esempio, negli Stati Uniti e di avere maggiore possibilità di spesa degli statunitensi stessi.
Questa falsa coscienza ci ha portati al disastro successivo, quello per capirci del 20 dicembre 2001. Se gli aspetti economici ereano prevedibili, nessuno avrebbe potuto immaginare che in questa difficoltà sarebbero rinsaldati i rapporti sociali e che la diffidenza nei confronti dei politici sarebbe cresciuta tantoŠ

Ma noi argentini viviamo ..., e non so il perché, non sono riuscito neanche ad immaginare un ipotesi,.... viviamo passioni collettive , le portiamo avanti con forza e quando raggiungiamo una certa soddisfazione ognuno torna ai cazzi suoi.

E questo vale in ogni campoŠil problema vero è che il modo nel quale si risolvono i conflitti in Argentina è attraverso la violenzaŠ

Nei settori meno sviluppati, in quelli medi, in qualunque settore, magari non nei circoli progressisti che per? sono una minoranza, la violenza è il modoŠe la vedi qui a Buenos Aires, che sembra di essere a New York .. noi siamo ora in un pezzo di Buenos Aires che è un p? diverso dal resto ma niente di più. La realtà è un'altra.

Quando la violenza diventa l¹unico modo per la soluzione dei conflitti, non puoi avere molta speranza sulle strade che prenderanno queste grandi manifestazioni collettive.

Allora tu vai nei quartieri con difficoltà e i rapporti in famiglia si risolvono con la violenza, nelle scuole gli insegnati con la violenza, vai in altri settori, apparentemente più educati e c¹è l¹autoritarismo, diciamo, ci sono diverse facce per uno stesso modo: la violenza come risoluzione dei conflitti. E¹ per questo che io mi spacco la testa e le energie che ho nel lavorare sull¹ educazione ed in particolare sul uso dell¹arte e della cultura come veicolo di trasformazione sociale. Perché questo è un lavoro a lungo termine ma è il solo che permette una trasformazione dei rapporti sociali.

Magari, sul lavoro di queste nuove realtà, succedere che fra 25 anni avremmo dei nonni che porteranno un'altra mentalità ai nipoti, ma ora abbiamo due generazioni che sono sottoalimentate e quindi tutto è difficileŠ

Questa è una parte di quello che mi ha raccontato.
Insomma , il mio viaggio a Buenos Aires lo faccio in compagnia di un angelo. Ho bevuto un bel po¹ e mangiato tantissimo. Come dicono i vecchi emigranti ai nuovi:- devi mangiare molto se vuoi essere forte qui in America. ­ Penso abbiano ragione.
Qui in America devi essere forte, non puoi permetterti di essere come in Italia.

scritto da Eltofo il 19 Aprile 2003 alle 07:15
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LA BELLA GIOVENTU'- 02

Nella Tv via cavo Argentina c¹è un canale dedicato al cinema Europeo. Si chiama EUROPACINE e ha un sottotitolo : EL PRIMER CINE-.
Il PRIMO cinema vuol dire il cinema di primo livello ma anche il cinema ŒPrimo¹ cioè il cinema del PRIMO MONDO. In questo paese tutti nei loro discorsi tirano fuori prima o poi, questo concetto che visto dal Microcentro di Buenos Aires dove ora vivo sembra esagerato. Il PRIMO MONDO del sottotitolo prevede l¹esistenza di un suo corrispettivo speculare: IL TERZO.
Ho chiesto a Rominna ( il mio punk-Virgilio in questo viaggio nei gironi di Buenos Aires) il perché di questa insistente sottolineatura dell¹ appartenenza ad un TERZO MONDO, e mi ha risposto che per dieci anni CARLOS MENEM, il presidente argentino responsabile del recente disastro economico del paese, ha dichiarato agli argentini che il paese era ad un passo dal ŒPRIMER MUNDO¹Šma la storia è andata diversamente e oggi la realtà di questo paese e la coscienza dei suoi abitanti e¹ quella di non essere parte di quel ipotizzato primo mondo.
Cos? in questa parte del mondo la guerra che gli STATI UNITI hanno dichiarato all¹ IRAQ , assume una colorazione più precisa.
Qui tutti ma dico tutti sono contrari alla guerra e vedono la sofferenza dell¹IRAQ come la sofferenza di un popolo. Qualche giorno fa durante una manifestazione i manifestati hanno cambiato il nome ad una via del centro di Buenos Aires in Via del Pueblo Iraqui. Insomma da qui la guerra Stati Uniti-Inghilterra contro L¹IRAQ viene vissuta come una guerra fra primo e terzo mondo. Da questa prospettiva le ragioni del primo mondo risultano quelle di un vampiro che per propria natura ha bisogno di nutrirsi delle vite di altri esseri viventi. Si dice a Buenos Aires che, una volta vinta questa guerra per il controllo del petrolio , gli stati uniti rivolgeranno la loro attenzione al confine Argentina, Perù, Bolivia, Paraguay per le enormi riserve d¹acqua di questa zona. Non so se sia immaginabile una guerra simile, comunque il messaggio è chiaro. Il PRIMO mondo vive sullo sfruttamento del TERZOŠe intanto dall¹Italia via cavo arrivano notizie caramellate Šdolciastre anche quando sono drammatiche. La TV Argentina è diversa, non dico bella ma diversa. ( LE IENE, per esempio è un format argentino. Qui si chiama CQC ed è più violento, meno farsesco, più politico ma per capirci è un prodotto di questa tvŠocchiali neri e tutto il resto ) Mi sono trovato a dire.- mi piace la vostra TV , mi sembra particolareŠcon un suo carattere specifico: Mi hanno risposto che la tv italiana è un po¹ più rosa, perché la nostra realtà è un po¹ più rosa, quella argentina un po¹ più nera perché la loro realtà è un po più nera.

Bacini e rock & roll

scritto da Eltofo il 3 Aprile 2003 alle 12:46
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LA BELLA GIOVENTU'- 01 Da

LA BELLA GIOVENTU'- 01

Da Napoli prendo il treno per Fiumicino. Alle 20,30 parte l'aereo per Buenos Aires.
Vado a cercare qualcosa che mi serva per scrivere.

Da poco tempo sento un vuoto. Forse l'incontro con Pasolini ha aperto questo vuoto.
Per tanti anni il terreno che ha nutrito la mia scrittura e' stato quello che meglio conoscevo, la provincia italiana, Pordenone. Ma quello che provo da un po' e' un senso di vuoto. Come dicevo mi sembra che qualcosa si sia rotto e che non sia più questo il luogo delle storie. Delle mie perlomeno.


Alcuni ragazzi in Italia mi vedono come un riferimento. Di questo io sono contento e spaventato. Perché mi vedono cos?? Sarà per la mia "assenza" di rock star di provincia? Anche. Sarà per la mia forma di disegnatore che canta? Anche.
Io spero sia per quello che fino ad ora ho scritto: canzoni e storie.
Qualche anno fa in un intervista sul mio lavoro di "fumettaro", alla domanda che più o meno mi chiedeva se immaginavo che cosa sarebbe stato del mio lavoro nel futuro, risposi (con la presunzione che mi riconosco) che speravo che la mia scrittura rimanesse generosa, come era stato fino a quel momento. Che non si trasformasse in una routine e in uno schema.

Per questo motivo parto. Per scrivere. Per tenere la tensione alta. Nella mia vita, nella mia scrittura.


Non amo rifare cose che ho gia fatto e penso che i miei libri siano la conferma di quanto dico.
Animali, Piera degli spiriti, Fregoli, Fare fumetti, Cinque allegri ragazzi morti, Carnera, la montagna che cammina,Intervista a Pasolini. Ogni volta che sono arrivato da un editore, i miei libri hanno in qualche modo dato il via ad una linea editoriale. E' successo prima con Dinamite (Granata Press,1994), con il personaggio di Piera. L'idea di una scrittura sull'adolescenza come luogo dell'immaginario, la provincia come ambiente e chissà quante volte ho ripetuto queste cose.
Su queste basi teoriche scrissi e disegnai Piera (assieme a Giovanni Mattioli) e le storie di Cinque allegri ragazzi morti( la prima disegnata da Jack Rapid e apparsa solo di recente sulla testato Collection di Fandango)
Ma Dinamite chiuse le pubblicazioni assieme al fallimento di Granata Press all' inizio del 95 e cos? il libro venne poi pubblicato nel 96 dalla neonata Kappa edizioni.

Sull' eredità di quell'esperienza è successivamente nata la rivista Mondo naif (diretta dai Kappa Boy e pubblicata da Star Comics) che alle basi teoriche di Dinamite aggiungeva alcuni elementi nuovi (uno spazio preciso di azione,Bologna. Un tempo unico di azione che collegasse le storie e uno spirito di di commedia sentimentale più esplicito) che gli stessi Kappa boys portarono nel progetto, assieme ad una capacità organizzativa che si sarebbe dimostrata merito e limite della stessa esperienza.

La formula raggiunta con il libro di Piera degli Spiriti, libro rilegato a filo di 86 pagine con sovraccoperta a colori) e la successiva invenzione di una rivista tematica chiamata Momdo Naif (come il prototipo di tre numeri precedentemente edito da Star Comics) diedero la possibilità ai Kappa Boys di mettere a regime produttivo una piccola ma agguerrita casa editrice che per qualche anno fu la sola capace di produrre fumetti italiani pagando gli autori e pubblicandoli in una forma prestigiosa.

Ma tutto questo non mi mai veramente interessato. Chiudere un esperienza in un forma, in una linea editoriale mi addolora profondamente.

Non perché io sia un romantico scrittore e bla bla bla ma perché questo gioco dei fumetti è per me la libertà e la libertà è altro da una formula editoriale. Cos? quando sembrava consolidarsi la forma dei libri della kappa edizioni io preferivo rilanciare a Marvel Italia un progetto da edicola. Questo mi guadagn? un periodo di grave conflitto con i kappa e un pubblico enorme di ragazzi pronti a riconoscermi come una porta nei mondi degli 'autori'. Questo è quello che mi è sempre piaciuto e che io vedo come ragione dei miei sforzi.
Mentre io facevo (assieme a tanti ragazzi italiani) FANDANGO, i kappa si chiudevano in un piccolo club familiare.

Eppure sarebbe potuta essere stata un'altra la storia.

Perché i Kappa Boy hanno immaginato di fare l' editore indipendente ricopiando i contratti di un altro editore indipendente , Luigi Bernardi , che aveva dimostrato già di avere qualcosa che non funzionava? Si perché porca vacca tutto la nostra realtà parte proprio dai contratti. Dalle regole che appunto regolano i nostri rapporti di proprietà. Perché la soluzione vera era sotto gli occhi di tutti, nelle esperienze di lavoro delle due parti in gioco: i Kappa e gli autori (me, la Vinci, Gabos e gli altri del gruppo) di tutti. Dentro le nostre piccole storie personali c'era una piccola, fragile, possibilità c'era. Era quella di rinunciare da parte dei Kappa Boy alla proprietà sui personaggi e invece di chiudere gli occhi, aprirli su un mercato come quello italiano dove, agli editori rimasti hanno bisogno di prodotti da pubblicare... insomma se il gruppo kappa si fosse comportato per quello che era, cioè un gruppo di autori, niente sarebbe stato ambiguo. Invece niente di questo è successo e la storia si è ripetuta uguale a sempre.

Niente autori indipendenti, niente di niente per ora.

Allora meglio solo. Antipatico, surfista anarcoide di un editoria con le onde da adriatico. Comunque libero.

Allora invece di rifare per la sesta volta la stessa storia, continuo a cercare e ora la mia ricerca mi ha portato a Buenos Aires. Dall'altra parte del mondo. Aiuto.

scritto da Eltofo il 2 Aprile 2003 alle 11:01
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Pordenone , 4 maggio 2001

Pordenone , 4 maggio 2001

Domattina parto per Bologna. Questo é il secondo appuntamento che il Sig.
Pasolini mi ha dato. Viagger? in treno perché mi permette di scrivere e
pensare. Ho incontrato la prima volta il sig. Pasolini a Pordenone in una
stanza dell'Albergo Santin, vicino alla ferrovia e alla fiera , e ho svolto
la prima intervista. Ricorda in modo impressionante PierPaolo Pasolini,
soprattutto nella voce. L'aspetto é quello di un uomo giovane, ma potrebbe
anche non essere cos? giovane. Era vestito alla moda degli anni '60, giacca
scura, camicia chiara, cravatta sottile e pantaloni a sigaro. Mi ha chiesto
di filmare le interviste e questo mi imbarazza un po', ma per lui lo faccio.
Non conosco ancora il motivo di questa richiesta, forse lo scoprir? più
avanti. L'incontro é fissato per marted? 7 maggio. Porto con me poche cose.
Alcuni suoi libri. 'Caos' e 'Il sogno del centauro' ho nello zaino assieme
alla telecamera e due tacquini. Gli altri li prender? nei luoghi dove vorrà
incontrarmi. Sono un po' imbarazzato perché un intervista é anche il metro
di misura dell' intelligenza dell' intervistatore e non vorrei scoprirmi
impreparato,...come dire, più stupido di quanto mi credo. Ho in testa le
risposte pedagogiche e programmate che il sig. Pasolini ha dato alle mie
prime, forse banali domande. Ma soprattutto ho in testa il suono della sua
voce.
Faccio un respiro forte e parto per il secondo appuntamento.
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ROMA , 10 MAGGIO 2002

Ho incontrato il sig. Pasolini al Parco del Triunvirato a Bologna. Un
luogo adatto alla procedura con la quale mi ha chiesto di fare le
interviste. Vuole che registri tutto con una telecamera digitale e per
questo motivo, posizionare il cavalletto, non attirare troppi curiosi e
tutto il resto, ha scelto un parco per il nostro incontro. Mi ha spedito
un e-mail per comunicarmi luogo e orario dell' appuntamento cos? ora ho la
sua che é rimasta attaccata alla lettera. pierpaolo_pasolini@libero.it
, questo é l'indirizzo del sig.Pasolini....se voglio posso contattarlo
anch'io, forse... Prima dell' incontro ho fatto un giro per vedere la
scuola di Pasolin i, il Liceo Galvani, e la libreria dove comper? i suoi
primi libri, la libreria Nanni, sotto il portico della morte. Bologna
é bella , come sempre anche sotto la pioggia che cade. Ho aspettato che
i ragazzi del liceo uscissero per vedere i loro vestiti e le loro facce.
Il sig. Pasolini mi ha parlato dei suoi amori letterari, di suo padre e
della dannazione del piccolo borghese. Il nastro contiene tutte le parole.
Mi ci vorrà qualche giorno per sbobinarlo ma avr? tempo.
Da qualche giorno sono a Roma e aspetto che il sig. Pasolini mi comunichi il
luogo del terzo appuntamento.
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ROMA , 11MAGGIO 2002
Non ho ancora avuto notizie dal sig. Pasolini sul luogo della nostra
prossima intervista. Intanto sono a Roma e ne approfitto per capire di più
e per cercare. Ho affittato uno scooter e sono andato alla ricerca di
alcuni luoghi legati a Pasolini.
Via Fanfulla da Lodi, la via dove i ragazzi di Accattone si trovavano al
bar. Ci sono andato, ho bevuto un caffè al bar sport.
La via è misera, come nessuna li vicino. Le sedie le stesse dove i giovani
di Accattone indolenti, ingannavano il tempo sfidandosi ai tuffi.
Due volte sono passato su quella strada. Una verso mezzogiorno. Giovani
muratori albanesi consumavano la pausa pranzo con un panino, sporchi di
calce e cemento. La moglie di uno di loro porta un bambino a prendere un
gelato. I ragazzi in pausa sorridono. Al bambino parlano in italiano, fra di
loro in albanese. I nuovi abitanti della via sono extra comunitari. Alcuni
albanesi, altri africani. Ci sono poi tornato il pomeriggio. Il bar era
pieno di uomini e anziani, romani, li per fare quello che hanno sempre
fatto. ingannare il tempo e parlare delle loro fantasie più infantili. Col
tono della sfida, delle periferie di tutto il pianeta. Avrei voluto essere
più spietato nella mia ricerca invece quello è un posto dove la gente vive e
non me la sono sentita di accendere la telecamera per documentare le loro
esistenze.
Mi sembrava di essere tornato dove sono nato, a Pordenone, nel quartiere
popolare dello stadio.
Sulla Appia Antica, poco lontano da San Giovanni, si apre uno spazio grande,
un parco che ha il nome di Caffarella. Li Pasolini ha girato "la ricotta".
L' area è suggestiva e ti porta in pochi metri ad una sensazione di
primitiva lontananza rurale. Dolci collinette con pecore, cavalli e alberi
bellissimi, canneti e prati verdi come fosse aperta campagna ma siamo
dentro la città.
Qui i romani vengono a correre. Offrono lo spettacolo dei loro corpi
affaticati senza paura di sembrare vulnerabili. Ho meno paura di documentare
con la telecamera. Forse sono solo un codardo. Vengo attratto dalla gran
varietà di animali e piante. La gente invece mi sembra tutta omogenea.
Corridori, amanti della natura, bambini con i nonni ne ricchi ne poveri.
Filmo una vanessa del cardo, una bellissima lucertola campestre che ho
soprannominato Chaplin, per la sua naturalezza davanti alla telecamera.
Anche il parco ha i sui extra counitari. Sono una colonia di pappagalli
verdi, penso australiani, che vivono e si riproducono liberi.
Penso sia arrivato il momento del mio incontro.
Questa la lettera:

> Da:
> Data: 12/05/2002/ 09:27
> A:
> Oggetto:essere vivi o essere morti è la stessa cosa.
> OSTIA.

il sig.Pasolini mi vuole a Ostia. Ci vado ora.
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Napoli, 13 maggio 2002

ieri ho incontrato il sig. Pasolini per la terza volta. Lo scooter mi ha
portato fino ad Ostia. la Cristoforo Colombo attraversa l' EUR continua
nella via del mare e capisci che Roma ha quel colore perchè é una città di
mare.
Il sig. Pasolini mi aspetta ad Ostia. Senza neanche pensare vado dritto
verso una parola: idroscalo. Il lungomare di Ostia finisce li, in una
strada stretta appunto via dell' idroscalo. La strada è veramente
stretta e la mia attenzione la uso per tenermi a distanza dalle auto che
passano. Ma il mio occhio cerca una scultura bianca, che ho visto in molte
foto e che è li a ricordare quel 2 novembre del 1975 dove l' esistenza di
Pier Paolo Pasolini è arrivata alla fine nel modo più tragico. Una
collinetta di sabbia copre la visuale su uno spiazzo recintato con rete di
metallo. Dentro c'è la statua. E' li che Pierpaolo Pasolini è stato trovato.
Rovesciato con la faccia a terra." Sembrava immondezza" ha dichiarato la
donna che per prima ha visto il cadavere. Fermo lo scooter, cercando di non
farmi investire e scendo. Vorrei superare la rete per andare più vicino ma
resto li, a guardare. Un cagnolino esce dalla rimessa di auto sul mio lato
della stradina per abbaiare e difendere la sua proprietà. Um uomo
robusto intima al cane.- lascialo sta', entra e nullo disturba!-
Il suo modo per dirmi che ha capito perchè sono in quel posto cos? prosaico
ma cos? sacro. Chissà quante persone ha visto fermarsi per lo stesso
motivo.
Poco più avanti la strada finisce e si apre in uno slargo. L' ultima fermata
del bus e un bar. Una famiglia di pittbull , madre e quattro cuccioli
curiosi si avvicinano al mio scooter appena spento. Il mare si rompe contro
i frangiflutti artificiali e dietro si intravedono i cantieri delle navi
da diporto che li vicino vengono costruite. Guardo il mare e mi spingo nei
miei pensieri. Ho quasi dimenticato che sono qui per l'intervista.
Il sig. Pasolini è dietro di me, lo sento, mi giro e vedo la sua faccia.
Senza occhiali questa volta. La somiglianza è sempre impressionante ma ogni
volta che lo incontro è una sorpresa. Oggi sembra più veccchio dell' altra
volta. Ma la voce è la cosa più sorprendente. Decide il posto e cominciamo
l'intervista.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Napoli 14/O5/2002

Le interviste che il sig. Pasolini mi ha rilasciato sono piene di concetti e
per capire meglio quello che vuole dire vorrei riuscire ad ordinare le frasi,
perch? sono sicuro che quello che mi dice è gia stato detto o scritto da Pier
Paolo Pasolini, da qualche altra parte. Una bibliografia di ci? che mi dice,
di questo avrei bisogno.
Ma io non sono un 'esperto' di Pasolini. Sono solo un uomo che si è spinto in
una ricerca. Mi veniva da scrivere perso in una ricerca.
Comunque, quello di cui ho bisogno è un vero esperto che poossa sezionare i
discorsi del mio Pasolini e riordinarli per data e provenienza.

Penso di sapere chi potrebbe aiutarmi. Si chiama Francesca fa l'insegnante di
italiano negli Stati Uniti. Ha la mia età ed è partita da Pordenone anni fa in
nome di Pasolini. Prima a Parigi poi negli Stati Uniti appunto. Le spiego che
sto seguendo un sig. Pasolini che ho scovato in rete. Anzi che mi ha trovato
in rete. Che quest' uomo, o artista o pazzo che sia ricorda l'aspetto fisico e
soprattutto la voce del poeta, che sto seguendo le indicazioni che da lui
ricevo via e-mail per realizzare un intervista, che mi sta facendo girare per
tutta l' Italia e che ho bisogno di una 'esperta' per ordinare quello che mi
dice.
le mando subito la trascrittura delle tre interviste che mi fino ad ora il
sig. pasolini mi ha concesso (quella a Pordenone, quella al parco a Bologna e
quella sul litorale di Ostria) e Francesca capisce tutto subito. Non mi
lascerà da solo nel mio viaggio.
Ero a Napoli che spettavo l' indicazione per il nuovo appuntamento e mi è
arrivata la e-mail che segue e che giro subito a Francesca. Lei di sicuro mi
puo' aiutare ad individuare il luogo del perossimo incontro.
>Da:
>Data: 17/05/2002/ 13:27
>A:

>Oggetto: ...e che cos'è la realtà?

>Io (Pasolini). Che cos'è il cinema?

>Franco Citti. Il cinema è il cinema.

>Io (Pasolini). E che cos'? la realtà?

>Franco Citti. Quella che esiste solo nei puri.

>Io (Pasolini). E tutto il resto che cosè?.

>Franco Citti. E' ingiustizia.

>Io (Pasolini). il cinema rappresenta sempre la realtà?

>Franco Citti. Io penso che rappresenti, in generale, l'ingiustizia. perchè i
registi puri sono pochi.

>Io (Pasolini).Tu in quale realtà vivi? nella realtà che è nel cuore dei puri
o nella realtà che è ingiustizia ( e che Elsa Moreante ed io chiamiamo
"irrealtà")?

>Franco Citti. Io vivo nella realtà che è nel cuore dei puri, ma sono anche
costretto a vivere nell' ingiustizia.

Francesca risponde:

- Niente di più facile caro Davide

Il tuo sig: Pasolini ti vuole sull' Etna (o meglio, come lui lo chiamava sul
deserto dell' Etna).
Questo dialogo che ti ha spedito é tratto da "CAOS" la raccolta degli articoli
apparsi su "il tempo" fra il '68 e il '70. Si intitola "Dialoghetti sul cinema
e sul teatro" ed è ambientato proprio sulle pendici del vulcano, durante le
riprese del film "Porcile".
Non ti resta che prendere un traghetto da Napoli, dove ora sei, e andare in
Sicilia.

tua Fran -

Controllo meglio la lettera che porta in testa una data e un ora:
17/05/2002/ 13:27

Questo sarà il giorno del mio incontro, questa l'ora.
non mi resta che arrivare sull' Etna.
- - - - - - -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Davide Toffolo Pordenone 26 giugno 2002

Qualcosa di nuovo è successo oggi. Il sig. Pasolini ha lasciato un messaggio sul proprio sito, dopo un mese di silenzio. Dopo l'incontro avuto con lui sul lato sud del vulcano Etna, sopra Trecastagni, avevo perso le sue tracce e per questo avevo smesso di scrivere . Sono rimasto a Fleri, sopra Catania per qualche settimana in attesa di una sua nuova chiamata che non arriv?.
Il mio pensiero é volato oggi a tutto ci? che mi ha raccontato in quei cinque incontri che sommariamente ho descritto nelle precedenti comunicazioni. Ma non ho ancora capito che cosa il sig. Pasolini realmente vuole da me. Ho avuto anche la netta sensazione che non l'avrei più rivisto. Che prima o poi un telegiornale locale avrebbe riportato la tragica notizia di un uomo senza identità trovato morto da qualche parte. E a quel punto io, unico depositario della parola avrei capito finalmente che questa non era che una richiesta d'aiuto che non sono riuscito a raccogliere. Il sig.Pasolini é vivo e oggi me l'ha dimostrato lasciando un messaggio proprio nel suo sito. http://www.geocities.com/sig_pasolini

Le parole che trovate accanto alle sue foto ( finalmente potrete capire che non era una mia fantasia; il sig. Pasolini esiste .) non portano indicazioni bibliografiche ma sono sicuro sono gia state dette dal poeta. Come del resto quasi tutte quelle che il sig. Pasolini mi ha regalato nelle sue precedenti interviste. E' attraverso questo sito che l'ho incontrato per la prima volta.
Le foto nelle quali lo riconosco di più la 01 e la 05. Le altre mi aiutano a capire chi era il sig. Pasolini prima del nostro incontro.

scritto da Eltofo il 7 Ottobre 2002 alle 06:38
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"Intervista a Pasolini" è una

"Intervista a Pasolini" è una cosa nuova.
Alan Moore, l'autore di fumetti che ha scritto "From Hell", ha affermato che
il solo modo per scrivere di storia è attraverso la fiction. Non so se ha
proprio detto queste precise parole, ma da qualche giorno me le ripeto e le
ripeto ad altri e mi sembrano sempre più vere. Penso sia questo che sto
cercando di fare con "Intervista a Pasolini". Cerco di mettere in gioco il
pensiero del poeta, la sua biografia, la sua bibliografia, le sue parole e
le testimonianze da lui lasciate nelle interviste giornalistiche e
televisive cercando modi e forme per rendere tutto questo letteratura, non
saggistica. Praticamente un romanzo a fumetti.

E insisto a vivere tutto sul filo dell'esperienza personale, spingendo
l'autobiografia, l'autorappresentazione fino a descrivere il viaggio per la
realizzazione dell'opera e a cercare di viverlo prima di scriverlo. Nessun
distacco, tutto in una contemporaneità che farà del mio libro, in fondo, un
diario.

Questo modo di affrontare il lavoro, non questo che vado a comunicare, ma
tutti i miei fumetti precedenti a questo, l'ha intuito per primo Igort. Mi
aveva suggerito di reimmaginare tutto ci? che avevo scritto e disegnato in
vita mia come un diario, come il documento di un artista, senza soluzione di
continuità. Forse oggi prendo coscienza di questo suo suggerimento per
superarlo. Il diario ha bisogno di essere scritto, perci? ha bisogno di una
vita da raccontare. Questo io cerco.

Cos? sono andato a Casarsa della Delizia (un ossimoro, il primo) a visitare
la casa che fu di Pasolini, comperata dalla Provincia di Pordenone e
RISTRUTTURATA. Penso che ci sia stato anche qui una guerra fatta di parole.
La casa è stata appunto RISTRUTTURATA, ma forse avrebbe dovuto essere
RESTAURATA. La ristrutturazione ha cancellato il documento che avrebbe
potuto essere questa casetta di quattro stanze e due piani regalandoci una
modesta casa piccolo-borghese anni '80, ma la cordiale disponibilità del
bibliotecario Marco e la coscienza della fasulla ristrutturazione cresciuta
ormai in tutto il paese di Casarsa, mi hanno fatto vivere quella visita
comunque con un prolungato brivido di commozione. Marco mi ha poi mostrato custoditi in biblioteca, i manoscritti del poeta.
Le prime stesure delle poesie a Casarsa, scritte con calligrafia nervosa e
impaginate con perizia a modo di menab? per la stampa: frontespizio, dedica,
e ora le poesie, in una prima stesura, poi rimaneggiata e abiurata, come
sarà per sempre.
Mi sono iscritto alla biblioteca e ho preso in prestito tre libri.
"Atti impuri e Amado Mio", "Pasolini su Pasolini" , un intervista di una giornalista irlandese a Pasolini rilasciata nel 1969 e "La meglio gioventù di Pasolini" di Giuseppe Mariuz, un documento sui ricordi del Friuli negli anni della guerra..

Sono tornato a casa per leggere e mi sono a occorto subito che non stavo
bene. Mi sembra quasi di essere inseguito da un fantasma. O forse è una
orribile realtà. Comunque per la prima volta, in vita mia ho desiderato con
tutto me stesso di non essere a Pordenone, di non essere a casa mia.

Vado da Marcella a Trieste, con Enrico e gli studenti. Quattro giorni di
distacco da quasi tutto. Per leggere i libri che ho preso in biblioteca e
per scappare da quella cosa che mi sembra mi stia cercando.
Preparo tutto e vado a Trieste dimenticando clamorosamente i libri sul
tavolo della cucina.

A Trieste Marcella ha un libro di Pasolini in casa. Come tutti gli studenti
ignorantelli.
Si intitola "Le belle bandiere". Me lo faccio.

Ma io sono venuto a Trieste per Pasolini e per sentire la voce di Lilla. Voglio dirle che sto partendo
per un viaggio che s'intitola "Intervista a Pasolini". Lei mi puo aiutare.

Ho provato a spiegarle cio che voglio fare. Lei ha capito quello che voleva
e ha cominciato a rovistare nei suoi ricordi come una mano in una borsetta e
ha tirato fuori, in ordine sparso frammenti di una foto
strappata e da ricomporre di un Pasolini disilluso, tormentato da una
pulsione erotica bruciante, lo stesso che avevo intravisto in una intervista
fatta poco prima che morisse. Su una spiaggia che poteva essere Grado o
Ladispoli. Ho provato a sbirciare nella sua borsetta per veder se ci trovavo
anche il Pasolini più sorridente, rivoluzionario e marxista, mi sarei
accontentato anche di uno romano, non cervavo quello bucolico del periodo
del rifugio friulano, ma lei me lo ricacciava indietro dicendomi che il
Pasolini che lei sta ricomponendo è il Pasolini da ricordare e perché
Pasolini per tutta la vita ha riletto tutto, abiurato rinnegato e riscritto tutto.
Ma cos' è la coscienza di un autore, il suo autocontrollo la propria
rilettura, contro la folgorazione dell'ispirazione? avete gia capito la
risposta che io dar?.

Ho continuto a ribadire il concetto che una passione per la vita, per la
scrittura cos? totale è stata mossa da un dolore enorme. E il motivo del
suo dolore io penso di conoscerlo. E' per questo che voglio questo libro. E'
un dolore profondo contro la sofferenza del mondo. Per un uomo che ascolta
questa sofferenza è lancinante e non trova ragione se non in una
razzionalizzazione robusta, in una presa di coscienza. Ma quello che pu?
uscire da una bocca sulla quale riconosco questa smorfia, ci? che viene
fuori è un canto. Lieve e straziato. La poesia.
A Lilla non penso piacerebbe questa mia visione cos? sentimentale, ... ci fosse
un altro termine meno scemo.
Atroce è un aggettivo che Pasolini usava moltissimo. Atroce è vivere in un
mondo di passaggio, per la prima volta.
Si pu? solo sbagliare.
Comunque la parola chiave che Lilla mia ha regalato è BATTICUORE.
Quello che
provi verso le cose belle. Verso le persone che desideri, quello che ti
viene quando incontri uno sguardo. E cosa ti puo' ancora dare BATTICUORE?

Un linguaggio apparentemente monco come
il fumetto pu? dare spazio a nuove bellezze, quelle davanti alle
quali trasali, e hai un batticuore come lo chiamava il sig. Pasolini.
Insomma un Batticuore sto cercando. Un luogo della battaglia e del piacere e
penso che questo libro potrà essere questo. E se il mio libro non diventerà
un capolavoro assoluto, verrà comunque ricordato come una cosa nuova.
Lilla mi ha detto che verrà bello perché lo faccio io. Verrà bello perché
sarà un romanzo a fumetti come non ne ho mai fatti e potr? fare a meno di
fare i conti con 3000 anni di storia delle letteratura. Più
novecentescamente potr? fare i conti con poco più di cento anni di
scrittura. E perci? le vene tremano meno e lo sforzo mi sembrerà
possibile.
"Intervista a Pasolini" è una cosa nuova.

El Tofo

scritto da Eltofo il 18 Febbraio 2002 alle 04:13
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Qualche mesa fa Enrico, dovendo

Qualche mesa fa Enrico, dovendo sostenere un esame per il suo corso di laurea in 'Scienze della comunicazione'' presso la facolta' di lettere a Trieste, venne a contatto con un poeta che lavoro' con il cinema. Pier Paolo Pasolini.
Io ed Enrico siamo legati da una parola, un ossimoro precisamente : TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
( come i fratelli siamesi ma a differenza di loro noi siamo in tre...e se il nome deriva dal fatto che i due erano originari del Siam, potremo noi tre chiamarci con il neologismo, fratelli friulani...o pedemontani...o pordenonesi) e cosi' che la comunicazione fra noi non avvine solo attraverso le parole ed Enrico mi viene a dire con le parole e anche con altro che, dentro Pasolini c'e' qualcosa che lui riconosce mio.
Ma di Pasolini conosco poco , anzi, quasi niente. Che cosa mi vuole dire Enrico?
E cosi' e' che mi sono imbarcato nel viaggio che mi vede ora sulla strada della realizzazione di
un qual'cosa. Il progetto ha un nome : "Intervista a Pasolini".
Perche' questo e' il mio modo di conoscere, e voi gia lo sapete. Disegnare.
Le cose ti chiamano ogni tanto. Non vorrei sembrare sciocco ma a me succede cosi'.
Entro in libreria e mi faccio chiamare dai libri. Quando compero i disci va di solito peggio
e spesso compro cose non entusiasmanti, ma con i libri ho piu' sintonia.
Se stai sveglio con questa parola chiave in testa, Pasolini , senti che e' un nome fortemente presente ...tanto per cambiare la settimana dell' "illuminazione" (perche' cosi' io descrivo la scintilla che porta alla scrittura) nella mia radio preferita, Radio 3, hanno realizzato un documentario di 5 giornate sui 'luoghi pasoliniani' con documenti registrati della gente che l'ha conosciuto. Comunque il suo fantasma si muove ancora nella cultura occidentale. Dentro le case degli studenti per esempio, giovani e pronti ad ascoltare. Pronti a riconoscere maestri (e quanto piaceva insegnare a Pasolini!). La voce del poeta arriva, magari attraverso i suoi film...e questo mi e' capitato. Vado a casa di Enrico , a Trieste, dove vivono come gatti randagi alcuni 'studenti modello', non perche' siano particolarmente diligenti, quanto perche ' sembrano dei "modelli" di "studente fuorisede" (e non vorrei sembrare offensivo). Comunque raccontavo che , in questa casa, fra una playstation e un aperitivo, la voce di Pasolini esce ancora dalla bocca di Orson Welles con il suono di quella di Giorgio Bassani, in perfetto sincrono, per pronunciare parole chiave, come broghesia, orrore, poesia...contestazione. Vado a dormire con queste parole nella testa, ascoltate in un intervista televisiva disponibile sulla raccolta video pubblicata da Einaudi "Paolini racconta Pasolini": "Un autore e' sempre una contestazione vivente, contro lo stato, contro l'istituzione, contro il senso comune"...Enrico mi ha aperto una porta e io ci sono entrato.

scritto da Eltofo il 27 Dicembre 2001 alle 05:14
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ci ho messo un anno

ci ho messo un anno a fare questo nuovo libro. E' una biuografia. Lunedi' sara' in vendita...e' arrivato il momento di allontanarsi da quello che ho fatto e lasciare lo spazio a chi lo leggera'. Sono pronto a farmi da parte.
Queste che seguono sono le parole che precedono il libro. Le ho scritte io, un po' per spiegare , un po' per capirmi...

³CARNERA. La montagna che cammina² racconta la storia del pugile friulano, dalla partenza dal suo paese di origine, Sequals, alla conquista del mondiale, a New York, il 29 giugno del 1933.
Questo che avete in mano è un romanzo speciale, una biografia a fumetti, ma non aspettatevi una lettura didascalica, il mio ³CARNERA. La montagna che cammina² l¹ho immaginato come un ³piccolo film tascabile².
Per fare questo libro ho ricostruito la vita del campione friulano basandomi sulle tante biografie che negli anni sono state realizzate, perché da quei lontani anni Trenta del secolo scorso, l¹interesse su Carnera, in realtà non si è mai affievolito. Le cose che ho raccontato, ripercorrendo l¹epopea di una storia sportiva assolutamente documentata, quando non sono vere, sono verosimili e fanno capire il grande impatto, oggi si direbbe mediatico, di un personaggio che pu? essere considerato uno dei primi sportivi moderni.
Ho camminato sulla piazza di Sequals, ripensando ad un ragazzo che, negli anni Venti parte da l?, come tantissimi emigranti friulani in cerca di fortuna, con la pancia che brontola per la fame e, pochi anni dopo vede il suo sogno realizzarsi.
Ho visionato film e foto dell¹epoca per ricostruire la New York degli anni Trenta e sono stato negli Stati Uniti, precisamente a Miami, per capire lo stupore di un europeo che arriva in America.
Non sono propriamente un disegnatore realistico e il mio Carnera è a volte realistico, a volte stilizzato, quello che mi interessa è avvicinarmi il più possibile al carattere del pugile. Ma è stata la forza visiva del gigante l¹elemento che mi ha reso facile immaginare una narrazione per immagini. Un giovane gigante (Carnera aveva 26 anni quando vinse il mondiale) che da fenomeno da circo, diventa un atleta vero e gioca la carta della sua diversità in un mondo difficile e spietato come quello della boxe. Un ragazzo che, nel suo incredibile percorso, incontra con uguale semplicità principi, dittatori, manager spietati, uomini e donne dello spettacolo e tantissima gente, anzi folla, massa. Quell¹elemento entrato prepotentemente all¹interno della comunicazione novecentesca, che spesso non ha volto o nome, ma che ha avuto un ruolo reale nella vicenda di questo atleta. Un ragazzo enorme che ha vissuto una vicenda enorme, ed è diventato un simbolo per un Paese in cerca di affermazione e riconoscibilità quale era l¹Italia negli anni del fascismo. Primo, eroe delle folle (si fermavano le fabbriche quando passava per le città d¹Italia e d¹America), era cosciente di essere in debito con il suo pubblico, esattamente come i grandi attori, come gli uomini pubblici, quelli più intelligenti e il suo modo per mostrarlo era il sorriso. L¹ho capito quando mi sono trovato davanti al problema di disegnare la faccia del campione.
Carnera era un moderno Golia, un maciste, amato dalla gente innamorata del suo spettacolare fisico e del sorriso generoso di eroe buono, cos? è come si potrebbe stilizzare la figura del campione.
Per immaginare una scrittura che sostenesse questa idea sono partito, come sempre mi succede da qualcosa a me familiare, l¹amore che mio nonno Giovanni, quasi coetaneo del campione, portava per Carnera, come lui, accompagnato nel suo percorso esistenziale da una moralità semplice, dove il forte coincide con il buono e il buono con il giusto. Ho riconosciuto nei gesti atletici di mio nonno il tentativo di imitare stile e potenza del gigante e ora, dopo la mia ricerca posso dire che Giovanni Toffolo era un buon imitatore. Lo disturbava molto sentire parlare di Carnera come di un atleta dalle dubbie doti pugilistiche e, per chiunque abbia visto un filmato del pugile sul ring, sarà facile capire perché. Sul filo del ricordo, attraverso i racconti di mio nonno, grande sostenitore del boxer, ho potuto approfondire la mia ricerca senza dimenticare l¹amore e l¹emozione con la quale il gigante di Sequals ha colorato la ³mitologia quotidiana² della mia famiglia.
Ma questa che racconto è anche la storia di un¹amicizia fra un ragazzo e un uomo, un manager dalle buone capacità, che ha saputo intuire nella faccia e nella voce di un giovane emigrato italiano in Francia la possibilità di realizzare il proprio sogno, quello di conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi.
Nel riordinare i documenti della vicenda mi si è rivelata, parallelamente alla cronaca sportiva, la storia di un ragazzo che diventa un uomo, perché in fondo questo è quello che credo sia successo in quel periodo della sua vita.

buona lettura


Davide Toffolo, Pordenone 17 ottobre 2001

scritto da Eltofo il 17 Novembre 2001 alle 04:17
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VOLO SULLA MIA CITTA' volo

VOLO SULLA MIA CITTA'

volo sulla mia città con la bicicletta
e faccio finta di non sapere quanto male fa cadere giù
con la luna appiccicata sulla schiena
e la testa piena di petali di te
volo sulla mia città con la bicicletta
e spero non mi faccia male stare senza
e se solo mi spavento
cado giù e se solo mi spavento
sono ora come sono sempre stato un
bambino in piedi in mezzo al prato
in mezzo all'erba verde più alta di me
sono ora come sono sempre stato

ho scritto questo pezzo in un momento difficile, quando facevo a pugni con il malessere che si avvicina alla depressione. In fondo a quel buco ho avuto l'intuizione di essere il solo responsabile della mia esistenza ( e per questo anche delle mia disgrazie). Quanta presunzione c'e' in un ragazzo di provincia che decide di diventare un inventore di immaginario? Ma c'e' una sola realta' per un cantastorie. La realta' e' credere alle proprie BUGIE. Crederci fino a riuscire a volare con una bici. E cosi' mi sono sentito piccolo ,anzi, bambino, quando la mia passione era capire come la natura aveva elaborato infinite forme di esistenza, tutte diverse ma ugualmente bellissime.
'Sono ora come sono sempre stato' e se solo ci credero' lo saro' per molto ancora.

scritto da Eltofo il 30 Luglio 2001 alle 02:22
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BEAT(o) quante cose posso fare

BEAT(o)

quante cose posso fare in un giorno solo
forzare la mia ispirazione in cambio di denaro
andare a centottanta all'ora cavalcare il mio futuro

lavorare pedalare camminare
ma quello che mi piace è star disteso sulla terra
e sincronizzare il fiato con il battito che ha
esplorare senza luce le stanze del cervello
e annusare l'aria per capire se domani pioverà

sar? aperto e disponibile
sottomesso ad ogni cosa
come un santo del passato
per un futuro beat

quanti sbagli posso fare in un giorno solo
allontanare il freddo stringendoti di più
stare in orbita costante sopra quello che vorrei
lavorare pedalare camminare
ma quello che mi piace è starmene da solo
non per questo non mi piaci
ma a me piace cos?
e qualche volta scrivere
per far capire al mondo la visione che ne ho

sarà aperto e disponibile sottomesso ad ogni cosa come un santo del passato per un futuro beat

Questo e' il brano che chiude il disco.
l'ho scritto quando ero a Miami ma in realta' racconta di Luca. Poche parole oltre a quelle gia scritte. Un' indicazione: centra con 'scrivere bop' del sommo beat, come gia ho scritto, ma anche molto con noi, TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI.
E' colpa nostra se abbiamo immaginato il gruppo come un viaggio esistenziale e non come un prodotto?

e poi dentro c'e' anche un certo PIERO CIAMPI che era uno che scriveva cose bellissime e pochissimi se ne sono accorti prima che fosse realmente morto.
Un allegro ragazzo morto praticamente.

scritto da Eltofo il 28 Luglio 2001 alle 10:40
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Il disco e' finito. Giorgio

Il disco e' finito.
Giorgio Canali ha concluso il suo lavoro meraviglioso per dare un colore ai nostri nuovi undici piccoli mondi e ora c'e' l'ho a casa.
Il disco e' pronto e questo vuol dire anche qualcuno l'ha gia ascoltato.
Le persone piu' vicine, per ora.
Siamo ancora l' 'adolescente eterno' ma questa volta il panorama e' piu' ampio, gli schemi meno rigidi, i colori vari, l'emozione vibrante,il suono piu' vero... un passo nuovo.
Questo dice piu' o meno chi lo ha ascoltato.
Cosi' posso dire che la visione del titolo, era una visione rivelatrice.

LA TESTA INDIPENDENTE.

Una testa (la mia) che rotola sull'asse delle braccia e incontra, nella mano desta, una altra testa (quella di Luca), per rotolare ancora ed incontrarne un altra (quella di Enrico) sulla mano sinistra.

LA TESTA INDIPENDENTE.

Quella che ci piacerebbe avere.

E pensare che dentro a questo disco che sentiamo cosi' 'nuovo' ci sono anche cose lontanissime, che sono pezzi della nostra memoria.
LA TESTA INDIPENDENTE contiene una canzone di miSs xoX & Andy Warhol Banana Technicolor, del 1979, uscita 21 anni fa nella compilation THE GREAT COMPLOTTO che si intitola I AM IN LOVE WITH MY COMPUTER.
Questa canzone e' il risultato di un pensiero di adolescenti di fine millennio pronti ad immaginarsi un futuro ' nuovo e possibile'. Con i loro synt analogici, cercando di sintetizzare le batterie per dare un suono ad un futuro-naif che assomigliasse, almeno in parte, alle loro letture fantascentifiche. Una stagione lontana e come molte cose lontane ha quel gusto di zucchero filato. Allora vi ricordo, siamo a PORDENONE, provincia dell'Impero della comunicazione, Italia, 1979.

Che quel synt suonato da Jonny bee Good e l'incredibile voce dell'inventore di mondi miSs xoX potessero ancora evocare quel momento di fine secolo in modo cosi' preciso, l'ho potuto scoprire ascoltando la canzone finita.

IAM IN LOVE WITH MY COMPUTER
sara' ancora colpa del fiume, o che vivo nel culo del mondo,
sara' che sono diventato un cartone da TV,
sara' che ricordo benissimo quando sembrava possibile...

I am in love with my computer!

scritto da Eltofo il 27 Luglio 2001 alle 01:22
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UN INVERNO A PORDENONE prova

UN INVERNO A PORDENONE

prova a stare con me un altro inverno a Pordenone

sara' un letargo dolce senza inverno e freddo

sara' perche' e sempre troppo uguale

...

Dice che qui non resta

che quello che vuole qui non c'e'

ci fosse almeno una ragazza uguale identica a me

Dice che qui non resta,

che non lo fermera'

il bene che gli vuoi ancora

il bene che ti vorra'

(e ripete)

sto bene solo

con le mie scarpe nuove

il resto non mi muove

lontano dalla mia casa piu' della luna

e la sola cosa che posso desiderare


io, io solo contro il mondo

e meglio se mi calmo

lontano dalla mia casa piu' della luna

e la sola cosa che posso desiderare

dice che qui non resta

che quello che vuole qui non c'e'

ci fosse almeno una ragazza uguale identica a me

dice che qui non resta,

che non lo fermera'

il bene che gli vuoi ancora

il bene che ti vorra'

prova a stare con me un altro inverno a pordenone

sara' un letargo dolce senza inverno e freddo

sara' perche' e sempre troppo uguale


UN INVERNO A PORDENONE era il titolo di un 'cofanetto' di tre 45 giri, realizzato da alcuni gruppi del Great Complotto di Pordenone attorno al 1980.
L'intuizione del titolo era forte e mi ha spinto a scrivere un omaggio a quel 'momento' dove non c'era distanza fra il fare e l'essere, dove gli adolescenti raccontavano e vivevano la loro condizione in tempo reale. Ma e' anche la canzone alla mia citta'. Io la chiamo la capitale del rock perche' per me lo e' realmente stata. Gli unici 'miti' musicali che ho avuto da minorenne provinciale li ho vissuti da vicino. Si chiamano Miss XOX, 0010011, MESS, insomma la scena del Great Complotto di Pordenone, parlo del 1980, un po' prima e un po' dopo, quando , subito dopo il punk tutto sembrava possibile e nuovo. Tutto sembrava per la prima volta. Ecco perche' nel nuovo disco c'e' anche una 'cover' di un gruppo dei quel mondo. Si intitola I AM IN LOVE WITH MY COMPUTER. Nella sua 'previsione ' del futuro prossimo MISS XOX ci aveva visto giusto.

scritto da Eltofo il 28 Giugno 2001 alle 02:16
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volo sulla mia citta' con

volo sulla mia citta'

con la bicicletta

e faccio finta di non sapere quanto male fa cadere giu'

con la luna appiccicata sulla schiena

e la testa piena di pitali di te


volo sulla mia citta'

con la bicicletta


e spero non mi faccia male

stare senza


e se solo mi spavento
e se solo mi spavento

cado giu' e cado giu

e se solo mi spavento
e se solo mi spavento

sono ora come sono sempre stato
un bambino in piedi in mezzo al prato
in mezzo all'erba verde, piu' alta di me
sono ora come sono sempre stato

e se solo mi spavento

cado giu' e cado giu

e se solo mi spavento.

Ho scritto queste righe per raccontare un momento buio. Una depressione. Insomma la chiamano cosi' ma io la chiamo anche in un altro modo. Rock & roll, un giorno su due giorni giu'. A me succede spesso e non sono riuscito ancora ad abituarmi. Ongi volta che suono, ogni volta che pubblico qualcosa, perdo un pezzo di me e come reazione all'eccitazione , segue il buio. Percio' Rock & roll, un giorno su due giorni giu'. E non dico che cosa mi provocano le telecamere televisive. Penso sia per questo che ho scelto l'assenza dell'immagine pubblica per la cosa a cui tengo di piu'. Il mio gruppo. Ho provato a descriverla con una metafora questa depressione che mi prende, ciclica. Come una bicicletta che vola, solo se sto bene. la srittura poi ha aperto un frammento della mia infanzia, quando il mio interesse piu' grande era capire la natura e passavo guiornate da solo dentro i campi non coltivati della periferia di Pordenone. Pordenone, un altro elemento importate delle canzoni nuove ma questo ve lo racconto domani.

scritto da Eltofo il 27 Giugno 2001 alle 02:02
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ogni adolescenza coincide con la

ogni adolescenza coincide con la guerra
che sia falsa che sia vera,
ogni a dolescenza coincide con la guerra
che sia vinta che sia persa

oggi canto del mio braccio
che mi ha tradito
oggi del sorriso che non trovo piu'
oggi canto del mio amico che mi e' morto accanto
e della sua morosa che non crescra'


ogni adolescenza coincide con la guerra
che sia falsa che sia vera
ogni a dolescenza coincide con la guerra
che sia vinta che sia persa

e non ti vantare se la tua e' stata mondiale
la mia sembra solo un fatto personale
e non ti vantare se ci hai perso un fratello
la guerra e' guerra
e succedera' anche a me

e non ti vantare se la tua si chiama vietnam
la mia e' poco piu' di un argomento da giornale
e non ti vantare se ci hai perso un fratello
un amico mio ci ha perso il cervello

ogni adolescenza coincide con la guerra
che sia falsa che sia vera
ogni a dolescenza coincide con la guerra
che sia vinta che sia vera.
(treallegriragazzimorti)

Questa canzone e' venuta fuori da alcune cose che avevo letto, in particolare un intervista del disegnatore americano Robert Crumb, che con il suo cinismo aveva esplicitamente detto che se la generazione dei sui genitori aveva come immaginario comune la Seconda Guerra Mondiale, lui e i suoi amici avevano come sfondo comune la guerra dell'LSD...
Io ho immaginato qualcosa di piu' 'universale, con una filastrocca che resta cinica , ma e' anche un po' di piu'.
E' un ritratto, e come tale non parla di me direttamente, ma di quello che ho visto intorno.
Il sottomarino e' in subbuglio perche' la filastrocca e' talmente cristallina che potrebbe anche essere il 'singolo' del nuovo disco. Haime', bisogna decidere pure queste cose. Altre canzoni arrivano altrettanto limpide e la pancia del sottomomarino si agita per una decisione da rimandare.

scritto da Eltofo il 24 Giugno 2001 alle 07:08
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Come promesso la prossima sarebbe

Come promesso la prossima sarebbe arrivata direttamente dalla pancia del sottomarino e cosi' e'.
10 giorni senza vedere terra, solo l'acqua a volte limpida a volte sabbiosa del suono. Il comandante Canali ha deciso la rotta. Non useremo il satellite per questa attraversata. Solo attrezzi tradizionali, bussola , sonar e carte per leggere il cielo. Percio' non resta che suonare al meglio delle nostre capacita', di fronte a microfoni che sembrano pistole, in una stanza calda come le sale macchina di un tempo , dove era il carbone a muovere i motori. C'e' anche un computer e due tenenti giovani, Manu e Gigi.
Siamo arrivati all'avventura senza aver programmato TUTTO, come eravamo soliti fare per gli altri viaggi. Volevamo un 'avventura 'vera' e l'abbiamo avuta. I primi giorni sono serviti per assestare le tonalita', trovare le strutture, forzare le accordature per capire che cosa potevano essere le nuove canzoni. E ancora provare le chitarre, ognuna con la propria voce, le pelli della batteria e le risposte delle 'bacchette', ancora il basso ... e basta per ora.
Trio, tre allegri ragazzi morti, ma prima della fine delle registrazioni qualche altro strumento entrera' nel trio. Nelle notti dei sogni, dove sono apparsi il sottomarino nero e le altre immagini ipnagogiche, suonava , stonato, un trobone... presto arrivera' anche il trombone.
Che cosa sono queste canzoni 'storte' che il sonno ha regalato?

Le evocazioni sono quasi una ventina .
Dopo un po' ne rimangono undici.
Saranno Undici le canzoni del nuovo CD, come erano undici quelle di MOSTRI E NORMALI.

Tutte nuove intanto, tranne una... era il nucleo armonico sulla quale e' nata OCCHI BASSI. Si chiama IL TERZO MILLENNIO ed e' una filastrocca scritta da una ragazzina ad un mio amico, sempre lui, FORTUNELLO.
Come spesso succede sono i testi che indicano la strada, per poi lasciare il passo alla musica
Quando la lessi, ormai tanti anni fa ( Il testo appare anche nel libro Piera degli Spiriti-Kappa Edizioni-). Lo trovai geniale nella sua semplicita' e poesia.

Il testo dice cosi':

" Nel terzo millennio

il bello sara' brutto,
il bianco sara' nero,
sara' obbligatorio il sombrero,
e il pollo sara' un frutto.


Nel terzo millennio

avremo 53 gradi
la sera, di giorno, di notte
le case sarannno gli armadi
e le scuole saranno le grotte

Nel terzo millennio

Le donne chiameremo uomini,
e gli uomini bistecca o prosciutto
ma un bacio resta sempre un bacio
e un rutto resta sempre un rutto."


Un genio questa ormai ex bambina.

Ma allora di cosa racconta questo disco nuovo, e come si intitolera?
L'avventura e' appena cominciata , e da oggi il segnale del sottomarino nero si fara' piu' frequente.
A domani.

scritto da Eltofo il 22 Giugno 2001 alle 08:35
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Sono di nuovo in postazione.

Sono di nuovo in postazione. Sulla mia sedia, davanti al computer, l'ammiraglio Eltofo riprende il comando del sottomarino TRE ALLEGRIRAGAZZIMORTI per la battaglia che verra'.
Sono tornato dall'America con buone vibrazioni, o meglio, laggiu' mi e' sembrata talemente dura che mi sento come Hulk, piu' forte di prima.
Sono stato in America senza aspettative, a camminare per la megalopoli, cosa che non fa nessuno, a prendere autobus e treni in un paese progettato per le automobili. E per la strada la mia testa era piena di una canzone che riprende un po' quello che vi avevo raccontato qualche settimana prima. Quel libricino di Kerouac (scrivere bop-tradotto da Silvia ballestra e pubblicato da Mondadori) che racconta del concetto di beat(o).
E intanto fuori dalla mia testa, hip-hop rilassato, grasso di bassi esce da automobili in parata ripiene di ragazze tuttecurve . Ma nella mia testa suonano in loop le parole chiave :- saro' aperto e disponibile, sottomesso ad ogni cosa, come un santo del passato, per un futuro beat ! -
Non ho mai sentito niente di piu' anacronistico. E mi piace.
Sono tornato con un bel po' di sensazioni e mi ci vorranno mesi per digerirle e metabolizzarle, ma le cose che volevo dire nel disco nuovo ora sono piu' chiare.
Luigi Bernardi intanto ha continuato a rendere 'animate' le IMMAGINI IPNAGOGICHE che sono lo scheletro delle nuove canzoni dei ragazzi morti.
In ICEBERG sul quale viaggiano i TREALLEGRI, sospeso su un mare bianco. Il nuovo disco sara' bianco. Questo e' sicuro.
Ma c'e' una novita' . Avremo un altro passeggero nel sottomarino nero che ci ospitera' per il viaggio del disco. Un quarto allegro ragazzo morto che avra' il compito di tenere sotto controllo il sonar della navigazione. Giorgio Canali, cosi' si chiama, e' il chitarrista dei CSI. Uno esperto. Ha navigato tanto e in viaggi, tutti bellissimi.
Sara' un viaggio piu' sicuro?
Salpiamo lunedi' 11 giugno dal porto di Ferrara.
La prossima comunicazione la faro' direttamente da dentro il 'sottomarino nero'.

scritto da Eltofo il 5 Giugno 2001 alle 12:38
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Sul tri-rail per Fort Lauderdale.

Sul tri-rail per Fort Lauderdale.
Domenica 13 maggio.
Una famiglia composta da un padre e un bambino. Il padre ha circa 45 anni, bianco, non ispanico. Il bambino fra i quattro e i cinque, mulatto. Sembrano in vacanza ma le unghie del padre sono nere. Il bambino e¹ contento.Una esclamazione di stupore ad alta voce-Dad!-. Il padre non risponde. Un¹altra esclamazione di sorpresa, piu¹ forte. Il padre parla ma la sua gola emette come... un rutto. Un rutto prolungato. Penso gli abbiano operato le corde vocali, una di quelle operazioni demolitive. Guardo ancora e vedo che il padre ha con se molte buste di plastica di quelle che si usano per la spesa al supermercato, ma vuote o semivuote.-Dad!-urla il bambino,-fame-.E il padre da una busta di plastica fa uscire una busta piu¹ piccola con dentro...sembra prosciutto, e come la madre del merlo sfama l¹uccellino da nido, cosi¹ la mano e la testa grossa del bambino mi richiamano la figura. Sembra proprio un pulcino imboccato da una madre. E poi si attaca a un biberon e guarda fuori e ha gli occhi felici.
Corre sul corridoio una ragazza bionda, non piu¹ giovane, la faccia rossa e chiede a tutti con grande apprensione se nel treno c¹e¹ un bagno (restoroom).Una tossica, pazza...anche lei con le sportine della spesa.Trova il restoroom.
C¹e¹ una tipologia ricorrente di umano in questa vastita¹che e¹ Miami-Dade: maschio, bianco, anche ispanico,circa 40 anni, pantaloni corti, camicia o maglietta colorata, scarpe ginniche e walk-man con cuffie MEGA.Potrebbe sembrare da ridere.
Io ancora non so se ridere.
Ho una grande difficolta¹ a pensarmi pittore. Io disegno fumetti ma la pittura e¹ un altra cosa. Forse potrei fare ritratti. In America avrebbe un senso.
Se facessi il pittore farei il ritrattista.
Sono partito dall¹Italia con una frammento di frase e tre accordi, per il disco nuovo che quando torno andiamo a registrare.-La tua faccia da terrone, non la vedo ad MTV...-
Forse questo e¹ il posto giusto per finire il testo.

scritto da Eltofo il 15 Maggio 2001 alle 08:36
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la strada per il nuovo

la strada per il nuovo disco mi ha portato a stare 15 ore in macchina con Luca per un viaggio Pordenone-Ferrara-Milano- Rubbera-Pordenone, da fare nelle suddete ore per mettere assieme il gruppo di lavoro per fare questo nuovo. Mi ha parlato del libricino che ho lasciato a casa sua, in montagana, dove proviamo. Questo libricino e' SCRIVERE BOP di JacK kerouac. Il mio piano e' riuscito. Il libro l'avevo comperato qualche anno fa su suggerimento di Igort per capire qualcosa sulla scrittura. In verita' io non l'ho mai letto. Ho problemi con le parole scritte. Ho elaborato negli anni delle elementari una discreta difficolta' a leggere. Preferisco leggere le forme disegnate. Dei segni capisco moltissimo. Posso riconoscere moltissimi disegnatori se vedo anche un loro piccolo schizzo. Capisco completamente le loro intenzioni, quello che vogliono dire e quello che non sono riusciti a dire.
La parola scritta ogni tanto mi spaventa. Quel piccolo libro con la copertina blu mi spaventa. Kerouac mi spaventa. Ora capite perche' l'ho premeditatamente lasciato da Luca. Sapevo che quel coso mi 'chiamava' ma non potevo affrontarlo direttamente. L'ho lasciato da Luca sperando l'avrebbe letto e speravo soprattutto mi avrebbe raccontato il contenuto perche' questa e' la forma che io da sempre prediligo per imparare. Quasta forma e' il racconto diretto. Ci sono riuscito. Luca e' stato rapito dal libricino. Ha sentito le parole dell'americano vicinissime. Ha capito subito la sua componente mistica. C'e' l' ho fatta. Mi e' arrivato il contenuto del libro filtrato da un lettore privilegiato , raccontato come Luca sa fare e mi ha trasfornmato nella persona piu' fortunata del globo.
Dentro quel libro Luca mi ha mostrato una parola chiave . BEAT. O meglio Beat (i) o meglio Beati.
Non solo un gioco di parole, anzi, un gioco anche facile di traduzione. Le parole hanno dentro l'essenza delle cose. BEATI. Dentro quel libro c'e' la traduzione 'reale' di quella parola americana che tanto ha rapito la nostra fantasia di eterni
adolescenti occidentali.
Ora so con precione a cosa tendiamo noi allegri ragazzi morti. Tendiamo a diventare Beat (i) .

scritto da Eltofo il 3 Maggio 2001 alle 05:23
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Ho trovato un libro nella

Ho trovato un libro nella discarica di carta stampata che e' la mia casa. Anzi, lui mi ha trovato.
Strati di libri e giornalini e riviste coprono le pareti dell' appartamento dove vivo. Quando devo cercare un libro va a finire che e' lui a trovare me altrimenti e' una battaglia persa. Mi aiuta la memoria visiva, il piu' delle volte. Mi ricordo che la copertina faceva ciao fra un giacimento di riviste e buste risalente a quattro mesi fa. Vado sicuro e lo trovo.
E quando non lo trovo? Ma si, che presuntuoso, mi dico. Ora ricordo! Sotto la pila di libri sul tavolino ai piedi del letto. Neanche li lo trovo. Al terzo tentativo mancato, la memoria accende ricordi sovrapposti. Mi ricordo di avere visto il ricercato fra i libri di fotografia... anzi sotto le lettere del commercialista sul tavolo della cucina... ma cosa dico, in camera di Zoe, sul lettino che lei non usa, e ancora, e ancora.
In questo caso il libro potrebbe anche non essere mai piu' ritrovato. Cosi' e' successo con la biografia di Ed Wood che mi aveva prestato Enrico Sist e con un prezioso libretto di narrativa sul calcio giovanile IL PALLONE DI STOFFA prestatomi invece da Stefano Basso. Loro lo sanno.
Ma questa volta e' il libro ad avermi trovato. Si intitola POEMA A FUMETTI ed e' di Dino Buzzati.
E' un libro anomalo. La parola giusta e' , penso, unico.
Assomiglia ad un fumetto perche' il linguaggio e' quello, e' disegnato da un pittore che e' anche un famoso scrittore di prosa, ma e' un poema.
Insomma non c'e' 'genere' a sostenere questo libro, non un formato editoriale, non un precedente che lo giustifichi, che lo faccia sembrare meno solo fra le altre merci.
E' il libro ideale per la mia libreria che non rispetta nessuna 'classificazione'.
E' una storia, guarda caso, che racconta di un cantante pop (si direbbe oggi), che cerca il suo amore che e' morto e per trovarlo percorre un viaggio che parte da Milano e arriva dentro... il delirio.
Una forma di psicadelia visiva tiene assieme le immagini e alcune visioni sono simili a quelle che mi regala il mio personale PICCOLO TEATRO ONIRICO ( quello delle visioni ipnagogiche, per capirci ) e che mi serve come materiale di costruzione per il nuovo disco.
( Approposito, settimana buona. IO e Luca abbiamo scavato molto, riso molto . Le nuove canzoni ridono e le mie ginocchia tremano. )
Insomma, il libro mi ha trovato per raccontarmi una cosa del mio gruppo. Penso.
Dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, intendo.
Sembra difficile da definire cio' che facciamo. Sembra difficile definire il nostro atteggiamento rispetto al mercato. E' difficile da definire la musica.
Ci hanno provato vari tipi di discografico, in questi anni. Ci hanno provato i giornalisti.
Ma noi siamo un po' come quel libro.
Ascolti della settimana: Devo, Suicide, Melt, Trashman, Boris Vian, Arbe garbe, Ramones.
(se volete spedire la descrizione delle vostre immagini ipnagogiche fatelo all'indirizzo eltofo@treallegriragazzimorti.it con titolo PICCOLO TEATRO ONIRICO)

scritto da Eltofo il 22 Aprile 2001 alle 02:17
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C'e' chi mi ferma per
C'e' chi mi ferma per strada e mi dice che un gruppo inglese fa quello che facciamo noi, che i disegni sembrano i miei. Lo scrivono anche nei giornali di musica. Altri gruppi alleggeriscono la loro presenza visiva, qualcuno parla di topi e gioca sull¹ironia e il rock & roll. In questo dato di cronaca mi piace leggere invece una cosa che ho scoperto da poco. Insomma, riguarda i meccanismi della 'creazione' e l'originalita'. Sono piu¹ di dieci anni che mi sveglio la mattina e invento qualcosina: un disegno, una storia o una canzoncina. Insomma, mi sembra anche normale che prima o poi una persona si chieda:- ma quando succede questo arcano? C'e' un momento individuabile nel quale Œinvento¹? E pochi giorni fa¹ ho capito che quello che mi ha aiutato a creare e¹ stato il ricordo delle IMMAGINI IPNAGOGICHE. Che cos¹e¹ un immagine ipnagogica? C¹e¹ un periodo del sonno detto dormiveglia (poco prima di dormire, o poco prima di svegliarsi), dove si creano nella nostra mente immagini precise, visioni, IMMAGINI IPNAGOGICHE appunto. Di queste immagini mi sono nutrito in questi anni. Questo forse e' il momento della creazione , per me. E poi ho ricordato qualcosa di piu¹ preciso. Il mio amico disegnatore di fumetti Alexander Zograf mi aveva raccontato che esiste un momento nel quale, molti disegnatori di fumetti, vivono uno stesso 'spazio'. Questo 'spazio' comune viene appunto condiviso nel periodo del dormiveglia, ed e' il posto dove esistono le immagini ipnagogiche e per questo motivo, ogni tanto, le idee si assomigliano , proprio perche¹ le visioni stanno in un medesimo luogo che frequentano anche persone fisicamente lontane. Mi hanno detto che anche i nativi mericani pensano qualcosa di simile. Indaghero¹.Sasa, nel suo ultimo viaggio italiano, mi aveva regalato un disegno dove era raffigurato lui che dormiva e sognava qualcosa che sembravano fumetti... miei. Solo qualche giorno fa ho scoperto sarebbero pututi essere miei. Io questa notte vado a dormire e forse trovero¹ cose che sono anche di qualcun altro. Anzi, spero proprio le mie visioni non siano soltanto mie. Per quanto rigurda le canzoni nuove questa settimana ho trovato alcune parole chiave. Una e' sicuramente GUERRA e l'altra potrebbe essere PSICADELIA, o almeno questo e' il significato. La parola VERA magari la trovero' presto nello spazio che esiste fra il sonno e la veglia. scritto da Eltofo il 15 Aprile 2001 alle 05:18
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Come sempre succede sono i

Come sempre succede sono i disegni a mostrarmi la direzione.
Cosi' e' stato quando il gruppo e' nato. Un disegno al tratto, fatto con un pennarello a punta quadrata che ritraeva me , Luca e Stefano (Enrico non c'era ancora). Un disegno primitivo, che stilizzava le nostre figure alle quali da quel momento avremo rinunciato. Per liberarci dal narcisismo dei musicisti ( tutti) o forse per trasformarci in vere icone. Chi lo sa? Ma anche per continuare a stare fra i 'nostri simili' senza il peso di una faccia consumata nelle foto e nel tubo catodico.
Ho tenuto quel disegno per tantissimo tempo su un cavalletto nella mia casa-studio dove il posto del 'mangiare' e' lo stesso del 'leggere' e del 'disegnare' e lo fissavo per decifrare quello che aveva scritto dentro.
Quel disegno conteneva tutto quello che sarebbe stato: la musia, le parole, le sconsiderate scorribande in giro per la penisola, i concerti, i rapporti fra noi. La difficolta' di essere un ALLEGRO RAGAZZO MORTO che ha portato Stefano a regalare la propria visione ad Enrico. C'era dentro tutto quello che sarebbe stato ma che in quel momento non era che una visione. E' il disegno della copertina delle prime 200 copie del demo MONDO NAIF, del mini CD allegato all'omonimo giornalino, dell'immagine dei nostri primi manifesti e delle notre prime importabili magliette.
E oggi, che sono ad un passo dalla scrittura nuova, sono ancora i disegni a mostrarmi la strada.
I nuovi ragazzi morti sono stilizzatissimi, gigantesche icone imprigionate in un videogioco rudimentale. Congelate in Iceberg staccati dal pak, galleggianti nell'oceano delle balene bianche e dei capodogli. Vampiri a spasso con la propria bara. Un sommergibile nero in viaggio nel mare della visione. E tutto succede ad un passo dalla veglia, ad un centimetro dal sonno. Li, in quel luogo, la visione e' precisissima e colorata. Riusciro' a prenderla?
bacini e rock & roll
ELTOFO

scritto da Eltofo il 9 Aprile 2001 alle 11:50
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